Racconti dal Karamoja.

Arrivati in Karamoja, si incontra. Un incontro bello e che ha scaldato il cuore dei nostri giovani in missione è quello con il vescovo di Kotido, mons. Filippi.

“Ci ha chiesto di guardare il mondo con occhi diversi e capaci di stare accanto rispettando i tempi di crescita di ciascuno. Siamo stati anche all’ospedale di Matany dove opera il Cuamm-Medici con l’Africa, ci ha colpito il motto: NOI LENIAMO LE FERITE, DIO LE CURA. Abbiamo visto come con mezzi semplici ci si può prendere cura delle persone e aiutarle a fare piccoli passi di cambiamento. Poi siamo stati accolti dai giovani studenti della scuola professionale di Kobulin, ammirevole è la cura con cui i ragazzi vengono seguiti, anche dopo il diploma. I nostri occhi e il nostro cuore sono carichi di stimoli e raccontare tutto e bene non è semplice. Si spazio alla speranza e al desiderio che davvero ogni persona possa riconquistare la dignità e il necessario per vivere”.

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E’ tempo di nuove emozioni! -Vieni e Vedi 2019-

Anche quest’anno ha preso il via un altro Vieni e Vedi. A vivere l’esperienza in campo ugandese sono 4 ragazze di Treviso, 3 ragazzi di Pesaro e 1 di Bucciano (Benevento). Si sono incontrati, conosciuti e hanno deciso di vivere insieme questa avventura. A noi non resta che seguirli in questo viaggio! Ecco il primo post.

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Confusione organizzata.

Dopo qualche complicazione al controllo dei visti, per le 7 circa siamo finalmente usciti dall’aeroporto di Entebbe, dove ad aspettarci c’erano don Sandro, Daniele e Roberto, due giovani in servizio civile e i driver: Assan e Michael. Partiamo quindi verso la capitale Kampala, dove abbiamo raggiunto la casa che ci ospiterà per i primi 5 giorni. Qui siamo stati accolti da Giorgio e Cristina, in Uganda da circa 15 anni. Il tragitto è stato il primissimo assaggio di mondo africano: a colpirci particolarmente sono state le strade, le regole stradali e vedere giovani in borghese con i fucili a tracolla. Dopo un po’ di riposo, nel pomeriggio abbiamo fatto la prima “walking around Kampala…” e che confusione!

Ci siamo ritrovati in strade gremite di persone e mercati dove a regnare erano odori caratteristici, caos e la tipica allegria africana. Queste sono state quindi le prime impressioni: tanto disordine, tanta improvvisazione ma soprattutto tanta voglia di vivere!

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Questo viaggio mi ha preso il cuore

9 settembre 2018

Ho sempre sentito parlare del famoso “mal d’Africa” e mi sono sempre chiesta come fosse possibile che un viaggio in una terra così lontana potesse toccarti il cuore così nel profondo. Ancora oggi a quasi un mese dal nostro ritorno sento i profumi, gli odori e vedo i colori di questo continente come se non me ne fossi mai andata. E’ un viaggio che ti travolge, sconvolge e coinvolge in modo totale. Vedi colori bellissimi che non puoi dimenticare facilmente e anche quando riguardi le foto riesci a risentire le sensazioni che hai provato quando le hai scattate e dei momenti che hai vissuto.

 

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Non penso di poter riassumere in poche righe tutto quello che ho vissuto ma posso dire che sicuramente, almeno in parte, vivere in questo continente cambia la prospettiva con cui guardi la vita. Certo non si può pensare di cambiare il mondo da soli o con un viaggio di tre settimane ma sai che puoi dare un senso diverso a quello che farai al tuo ritorno. I paesaggi africani ti lasciano una sensazione di pace e stupore allo stesso tempo, l’ immensità della savana è impressionante e le strade di terra rossa seppure infinite e scomode da guidare in macchina sono indimenticabili. In questo viaggio abbiamo conosciuto una nazione fatta di persone con usi e costumi diversi dai nostri, con abitudini e storie complicate e nonostante il colore della nostra pelle fosse differente ci siamo sempre sentiti come a casa. Credo sia stata proprio questa la sensazione più belle di questa avventura, a migliaia di chilometri dalla nostra terra e dai nostri affetti non ci siamo mai sentiti stranieri. E’ stato come ritrovarsi nell’abbraccio di un amico ogni giorno, anche quando le cose che vedevamo ci facevano male o ci sembravano difficili da comprendere, quasi impossibili.

Questo paese, le persone e i compagni di viaggio che ho avuto mi sono entrati nel cuore e non se ne andranno mai, adesso posso dire anche io di avere il “mal d’Africa”.

Federica

Abbiamo imparato che…

9 settembre 2018

L’Africa fa spesso notizia, ma di solito solo per i suoi lati negativi: fame ,guerra, scarsa igiene, malattie o abusi contro i diritti umani.
Ma l’Africa non è solo questo, è molto di più: l’Africa è una ricchezza sottovalutata.
Un solo continente, ma che rappresenta notevoli diversità.
Circa 20 giorni fa si è concluso il nostro viaggio. A malincuore abbiamo lasciato quella terra di cui ci sono rimasti i suoi tanti scorci, così distanti e così differenti, che risulta difficile credere che facciano tutti parte dello stesso territorio.

Sapevamo benissimo che questo viaggio avrebbe messo in discussione molti aspetti della nostra vita. È stato un continuo vortice di emozioni, difficile da spiegare a chi non lo ha vissuto, perché se non lo vivi non ci credi. Vedere realtà così diverse dalla nostra non è stato facile, soprattutto doverle accettare. C’è rimasta una grande voglia di metterci in gioco, di buttarci senza pensarci troppo, di non rimanere sempre fermi a guardare ma di agire.

Tutto quello che abbiamo vissuto ormai fa parte di noi e lo custodiremo gelosamente.

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In Africa abbiamo imparato che l’orologio non esiste, esiste l’African time, conta solo la luce del giorno e della sera, alba e tramonto. Abbiamo imparato ad amare di nuovo i silenzi grazie ad una veglia alle stelle, e che condividere è fondamentale perché apri gli occhi sui diversi punti di vista. Abbiamo imparato che di fronte alla natura siamo semplicemente ospiti. Abbiamo imparato ad apprezzare l’immensità e l’azzurro del cielo. Abbiamo imparato che se non ti emozioni almeno una volta al giorno stai perdendo tempo, e che due è meglio di uno. Abbiamo imparato che quel “thank you for coming” che ci siamo sentiti dire quasi ogni giorno ti fa sentire importante, anche se non hai fatto niente di concreto. Abbiamo imparato che non c’è confronto tra piadina e chapati. Che in 3 settimane non puoi cambiare la vita alle persone, ma loro possono cambiare la tua. Abbiamo imparato che a Kampala è meglio non salire su un Boda Boda se è l’ora di punta, ma soprattutto di tenere i finestrini chiusi la sera. Abbiamo imparato che non importa che tipo di scarpe porti: nuove, vecchie, usate, rotte oppure scalzo, l’importante è percorrere la strada giusta. Abbiamo imparato che sporcarsi a pranzo e a cena la maglietta è una forma di ribellione contro il galateo. Abbiamo imparato che forse il tiro con l’arco non fa per noi, ma anche che gli ammortizzatori del pulmino di Kenneth sono a prova di buche. Abbiamo imparato che a Moroto si dà un futuro ai giovani perché l’educazione è importante. Abbiamo imparato che per quanto cerchi di toglierla avrai sempre la terra rossa addosso. Abbiamo imparato che, non importa quanto tu ami gli animali, in Africa è meglio non accarezzarli. Abbiamo imparato che Nakapiripirit è un nome bellissimo. Abbiamo imparato che i rapporti umani sono molto meglio che comunicare su Facebook. Abbiamo imparato la differenza tra ejoka e ejok e che per potersi sposare non bastano 3 mucche, ma ne servono almeno 100. Abbiamo imparato a non fermarci alle prime impressioni. Abbiamo anche imparato qualche parola in karimojong . Abbiamo imparato che ogni momento è buono per ballare insieme. Abbiamo imparato che è inutile tentare di spiegare cosa si prova a chi non c’è mai stato. Abbiamo imparato che è meglio toccare con mano prima di giudicare, anche che si può sopravvivere a 3 settimane senza piastra e trucco. Abbiamo imparato che mettere la testa fuori il tettino del pulmino e sentire l’aria addosso ti dona una sensazione unica di libertà. Infine non importano i chilometri di distanza, l’Africa sarà sempre dietro l’angolo.

Beatrice, Elena e Giacomo

L’Africa ha radici profonde

9 settembre 2018 

Nonostante, la lunga preparazione precedente al viaggio, una volta che si arriva in Africa, è tutto diverso da quello che, era probabilmente la nostra idea alla partenza. La grande diversità, che c’è tra noi e loro è molto profonda, ma basta seguirli mano nella mano, per addentrarsi nella loro terra. Per me, l’Uganda, è stata una piccola matriosca, dove ogni giorno c’era qualcosa da scoprire. Da questo popolo, ho percepito delle radici molto profonde: Proveniente dalla fede che porta tutti a riunirsi in un luogo, riempito da diverse e tante generazioni, dalla forza che trovano nella fede, che ogni giorno li accompagna nel percorso della loro vita. Dal rispetto che vige nelle scuole visitate, il rispetto che nonostante la piccola età i bambini volgono agli insegnanti, ai loro coetanei e alle regole scolastiche. Dall’educazione che hanno nei confronti dell’altro, Dai loro canti e balli, unici e strepitosi, che in ogni angolo li si può osservare, e da dove si può captare la loro energia, Dalle loro attività nel lavorare la terra, nel far crescere e maturare qualcosa, dai loro sapori unici ed inconfondibili e dalle loro stoffe particolari. Dall’altruismo e nel tatto, vero e sincero per sentire più vicino chi si ha accanto, Nella loro curiosità di conoscere chi si ha di fronte, per far subito suo amico Nella voglia di mostrare chi sono, cosa hanno e cosa fanno, con orgoglio e senza remore.

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Queste sono le tante emozioni che questo popolo mi ha regalato, a differenze di quel poco che ho potuto trasmettergli io, ma so, dal profondo, che la nostra semplice presenza era per loro una gioia infinita, perché avevano la possibilità di mostrare e condividere insieme a noi.
E se l’Africa, poi ha d’altro canto tante e diverse difficoltà da risolvere, non le lascia percepire facilmente, perché esse sono coperte da una patina spessa fatta di sorrisi, gioie ed energia, che questo popolo ti dona ogni giorno. Alla fine di questo viaggio, posso perciò dire che, da loro, e con loro, non bisogna far altro che imparare, perché pur non sapendolo sono dei veri e grandi maestri di vita.

Elisa

L’importanza di mettersi in gioco

10 agosto 2018

Non è facile entrare in contatto con una cultura differente come quella karimojong, ma noi, ragazzi del Vieni&Vedi 2018, abbiamo deciso di metterci in gioco aprendoci a persone che sembrano così lontane dal mondo a cui siamo abituati. Usciti dalla nostra comfort zone, siamo entrati nella realtà di tre ragazzi con storie totalmente differenti. Condividendo le nostre esperienze abbiamo realizzato quanto l’infanzia sia un’incognita per chi vive e cresce qui. Non meno facile è stato venire a contatto con persone malate di HIV. Queste, destinatarie del progetto “Choose life home base care”, ci hanno accolto nelle loro abitazioni, raccontandoci quanto sia complicato affrontare una malattia del genere in un ambiente che tende a escludere e discriminare.

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Queste esperienze ci hanno catapultato in una realtà completamente diversa dalla nostra, ma, nonostante questo la nostra disposizione ad aprirci e ad ascoltare ci ha permesso di creare un terreno comune con questa gente, sul quale realizzare un’esperienza di scambio e condivisione indimenticabile.

I ragazzi del Vieni e Vedi 2018

Testimoniare è fondamentale!

4 agosto 2018

Non è facile descrivere a parole quello che abbiamo vissuto in questi ultimi giorni, non è facile scegliere cosa raccontare, da dove cominciare, come descrivere determinate emozioni, ma vogliamo provarci, perché testimoniare, per noi ragazzi del vieni e vedi 2018, è fondamentale, perché condividere, non è solo un piacere, ma anche un dovere morale.

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L’Africa è un continente che sembra lontano, pericoloso, arretrato per chi non lo vive, un continente che non ha altro da offrire se non sofferenza e dolore, ma noi crediamo che questo senso comune vada ribaltato e la testimonianza è il mezzo ideale per far prendere coscienza delle bellezze e delle gioie che questi luoghi e le persone che ci vivono possono regalare, nonostante la difficile realtà economica che nella maggior parte dei casi costringe alla povertà più assoluta.

Gli occhi e i sorrisi dei 700 bambini della Great Valley, scuola primaria di Kampala diretta dal giovane preside Lusagala Bosco, possono far comprendere a coloro che di umiltà non ne hanno le vere sorgenti della felicità: la condivisione, la spensieratezza. Il coraggio e l’intraprendenza dei giovani ragazzi della agro-business school di Alito riescono invece, a partire dalla riscoperta della terra, a trasmettere fino in fondo la necessità di non perdere mai la speranza.

Giacomo Buldrini